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Monitoring Democracy

Un progetto di ricerca del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Bocconi

IL TIFO IN ITALIA

Secondo lo scrittore Spagnolo Javier Marías, “L’ideologia, la religione, la moglie o il marito, il partito politico, il voto… tutto è soggetto a cambiamento e anche più di uno. La sola cosa che non sembra negoziabile è la squadra di calcio per cui si tifa.” Forse perché, come sosteneva il poeta Giovanni Raboni, “si tifa per la propria squadra, così come si tifa, in fondo, per la propria vita.”

Se il tifo è così importante e identitario, è utile provare a comprendere il nostro paese attraverso una mappa del tifo. Per chi tifano gli italiani? Quanto sono tifosi della propria squadra: abbastanza da seguirla anche in trasferte lontane, magari all’esterno? Perché se Albert Camus sosteneva che “non c’è luogo al mondo in cui l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio,” è pur sempre vero che certe partite possono lasciare il segno – ma anche in negativo. E ancora: esiste un tifo contro: qual è la squadra più antipatica – per non dire odiata? Per rispondere a queste domande ci siamo serviti di una recente indagine svolta insieme alla SWG su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana.

Il calcio rimane uno sport ancora ampiamente popolare: tre italiani su quattro si considerano tifosi di una squadra, senza sostanziali differenze a seconda della fascia d’età o della classe sociale. Ci sono sicuramente più tifosi tra gli uomini – ben l’82% degli italiani si considera tale, ma anche tra le donne la percentuale è molto elevata (69%). L’interesse per il calcio ha una componente geografica. La passione calcistica è molto forte soprattutto nelle regioni del sud (85%).

A nord-ovest, un’area dove si concentrano squadre con lunga tradizione calcistica – Inter, Juventus, Milan, Torino [in ordine strettamente alfabetico] – si tifa molto di più che a nord-est (78% contro il 62%). Al centro si tifa come nel resto del Paese (76%), mentre nelle isole la passione calcistica è meno forte (65%).

Tra coloro che si dichiarano tifosi, il 45% si può definire appassionato, e dichiara di seguire il più possibile la propria squadra. Il 25% si definisce un tifoso tiepido, mentre il 30% si considera solo simpatizzante. Il dato sui tifosi più appassionati risulta nella media in ogni macroarea, tranne che al nord-est dove la percentuale scende al 37%, e al sud, dove la percentuale sale al 53%. In controtendenza rispetto a una narrazione che vuole i giovani meno interessati al calcio, la percentuale di tifosi appassionati nella fascia di età 18-25 si attesta al 54%. Infine, la percentuale varia anche per gruppi economici, tra i quali spicca un 55% di tifosi appassionati nella fascia media di reddito.

Ma quali sono le squadre più tifate? Le squadre che raccolgono maggior tifo sono quattro: Juventus (23% tra coloro che si dichiarano tifosi), Inter (16%), Milan (12%), e Napoli (10%). Più staccate le squadre con una tradizione di tifo storicamente più concentrata geograficamente: Roma (7%), Bari, Bologna, Torino e Fiorentina (tutte circa al 2%). L’analisi del tifo per macroarea conferma che la Juventus è la squadra con la più ampia diffusione territoriale, mentre le altre tre hanno una diffusione più limitata. Il Milan è una squadra tifata più al nord, in particolare nord-ovest (19%), e il Napoli è la squadra più tifata al sud, dove i suoi tifosi (25%) superano anche quelli della Juventus (22%). Interessante, infine, il dato sull’Inter, squadra con molti tifosi nel nord-ovest (22%), e nelle isole (24%). L’analisi del tifo per fasce di età non presenta sorprese per quanto riguarda la Juventus e l’Inter, rispettivamente prima e seconda in ogni fascia d’età, mentre mostra dinamiche interessanti fra Milan e Napoli. La percentuale di tifosi delle due squadre è pressoché simile tra quelli con più di 45 anni (11% Milan, 10% Napoli). Nelle fasce di età tra i 25 e i 44 anni, il Milan mostra più tifosi del Napoli (13% contro 7%), mentre nella fascia tra i 18 e 25 anni, è il Napoli ad avere più supporto (16% contro 9%). Questo andamento suggerisce quanto le vittorie contino nella costruzione della base dei tifosi.

Se gli anni dei grandi successi del Milan di Berlusconi hanno rafforzato il tifo milanista tra i nati negli anni ’70 e ’80, i risultati poco soddisfacenti degli ultimi due decenni sembrano essere associati a una flessione della fan base rossonera. Analogamente, benché il Napoli rappresenti una squadra fortemente identitaria e legata alla sua città, questi numeri mostrano l’impatto dei periodi di vittorie e sconfitte sulla creazione della base dei tifosi. Come per il Milan di Berlusconi, i tifosi ultra-quarantacinquenni del Napoli hanno “visto Maradona.” La flessione di tifosi napoletani nella fascia 25-44 corrisponde agli anni bui delle successive gestioni. In tempi recenti, gli investimenti in ambito sportivo e di immagine degli azzurri stanno pagando, e il Napoli oggi è la terza squadra più tifata dai giovani. Il Napoli mostra anche una marcata connotazione sociale, risultando essere più tifata di Milan e Inter nella fascia economica più bassa.

Il dato sulle antipatie mostra meno sorprese. La Juventus e l’Inter primeggiano anche in questa classifica delle più odiate (rispettivamente, dal 37% e 22% tra coloro che dichiarano un’antipatia calcistica), mentre più staccate sono Milan (8%), Lazio (4,5%) e Napoli (4%). Queste tendenze sono confermate per fascia d’età e aree geografica, ma tra queste si osserva la spiccata antipatia verso la Lazio tra i giovani di 18-25 anni (10,5%) e  nel centro Italia  (14%), spiegabile con il combinato della storica rivalità di Roma e la marcata identificazione politica di destra dei tifosi della Lazio (il 48% dei tifosi laziali dichiara intenzione di voto per Fratelli d’Italia). La scala di antipatie non varia, infine, nei diversi gruppi economici, con l’unica eccezione il gruppo dei più poveri, dove non si registrano antipatie nei confronti del Napoli.

Giugno 2025

Monitoring Democracy è un’iniziativa del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche della Università Bocconi.
La serie dei Brief è edita da G. Cappellaro, M. Carreri, N. Cavalli, M. Cucciniello, M. Fochesato, V. Galasso e M. Giugovaz.

Le opinioni dei brief sono degli autori e non riflettono necessariamente quelle espresse dalla Università Bocconi.