
“Gianni, sono ottimista!”, gridava al telefono l’Ingegner Cane, il famoso personaggio di De Luigi, incaricato del progetto per il Ponte sullo Stretto a Mai dire Gol nei primi anni 2000. Un quarto di secolo dopo, il ponte è un argomento più caldo che mai nel dibattito politico italiano. Ma si può dire che gli Italiani siano davvero ottimisti? Un sondaggio di Monitoring Democracy e SWG punta a scoprirlo.
Partiamo dal principio. A che punto è il Ponte sullo Stretto? A ottobre 2025, la Corte dei Conti ha sospeso gli atti formali relativi al Ponte sullo Stretto per carenze documentali, rinviando l’avvio dei lavori. Una volta approvato, il progetto richiederà 13,5 miliardi di euro, un investimento molto superiore a quello di altre grandi opere recenti: il MOSE di Venezia è costato 6 miliardi e la linea AV Napoli–Bari circa 6,2 miliardi. Secondo uno studio di Unioncamere Sicilia e Uniontrasporti, il Ponte potrebbe generare oltre 23 miliardi di euro di valore aggiunto per il PIL nazionale e creare circa 100.000 posti di lavoro lungo l’intera filiera interessata.
Restano però rilevanti criticità. L’opera rischia di compromettere un ecosistema marino particolarmente fragile, una delle ragioni alla base dello stop temporaneo della Corte dei Conti.
A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate all’elevato rischio sismico dell’area, insieme a interrogativi più generali sull’impatto economico e sociale per le comunità che vivono nei territori interessati dai cantieri.
Ma cosa ne pensano gli Italiani? La domanda sull’importanza dell’opera è stata posta a un campione rappresentativo di 2000 italiani lo scorso ottobre 2025: il 76% degli intervistati ritiene che il Ponte sullo Stretto non sia un’opera prioritaria per il Paese. In particolare, contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, le differenze per macroregioni non sono così ampie. Il 27% dei residenti al Sud e il 26% dei residenti nelle Isole ha un’opinione positiva sull’utilità del Ponte. Nel resto dell’Italia il supporto è più basso, seppur non di molto, variando dal 19% al Nord-Ovest, 23% al Nord-Est e 19,5% al Centro. Se si guarda in particolare a Sicilia e Calabria, il supporto è leggermente più alto, rimanendo però ampiamente sotto il 50% in entrambe le regioni.
La vera frattura è nelle intenzioni di voto. La coalizione di governo è la più “pro-ponte”: circa il 50% degli elettori delle forze di maggioranza è a favore del ponte. Nel centrodestra, Forza Italia è il partito che supporta meno l’opera (41% a favore), al secondo posto si posiziona Fratelli d’Italia (53%) e i principali sostenitori del Ponte sullo Stretto sono gli elettori della Lega (56%). Opposizione e astenuti sono nettamente contrari: nel M5S i contrari sono l’89%, nel PD il 94% e in AVS addirittura il 98%. Più morbidi, ma comunque fortemente contrari, gli astenuti, che si posizionano all’88%. Non emerge invece alcuna differenza nel tasso d’approvazione per il ponte per le differenti fasce d’età (solo i giovanissimi, 18- 24, sono leggermente più contrari della media).
Considerate assieme, queste percentuali di supporto indicano chiaramente una politicizzazione della costruzione del Ponte sullo Stretto. La percezione della sua utilità da parte degli italiani sembra infatti maggiormente legata all’affiliazione politica, e dunque al “portare a casa il risultato”, piuttosto che a un effettivo beneficio economico per i territori interessati. Agli intervistati che si dichiarano contrari al ponte è stata posta una domanda aggiuntiva: “In che modo preferirebbe fossero investiti i fondi dedicati al Ponte sullo Stretto?”. Il 55% del campione risponde che li vorrebbe investiti in altri servizi pubblici, e solo il 26% li investirebbe nel potenziamento della mobilità nel Sud Italia.
Abbiamo dunque risposto alla domanda iniziale: gli Italiani non sono particolarmente favorevoli al Ponte sullo Stretto – preferendo indirizzare i fondi verso il miglioramento di altri servizi pubblici – e dunque, tantomeno ottimisti sulla sua utilità. A 25 anni di distanza, sembra che l’Ingegner Cane resti ancora il più accanito supporter del Ponte sullo Stretto, un endorsement certamente importante, ma forse non sufficiente a convincere il resto degli Italiani.
Monitoring Democracy è un’iniziativa del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche della Università Bocconi.
La serie dei Brief è edita da G. Cappellaro, M. Carreri, N. Cavalli, M. Cucciniello, M. Fochesato, V. Galasso e M. Giugovaz.
Le opinioni dei brief sono degli autori e non riflettono necessariamente quelle espresse dalla Università Bocconi.


